Cosa facciamo
Dipartimento di Scienze Sociali Politiche e Cognitive
Corso di Laurea Magistrale in Strategie e Tecniche della Comunicazione
Comunicazione Digitale
Corso di Laurea Magistrale in Strategie e Tecniche della Comunicazione
Comunicazione Digitale
Il corso di Comunicazione Digitale per l’anno accademico 2022-2023 perseguirà l’obiettivo di spezzare lacci e lacciuoli, liberare creatività, desideri, passioni e bellezza, restituendo al percorso accademico il valore estremo del possibile che si fa seme, dell’esperienza che trova spazio e crea condizioni perché quel seme - forse - possa essere coltivato. Possa portare con sé il segno di un pensiero innovativo perché originale, collaborativo perché condiviso con gli altri, significativo perché non incasellato nei format del già fatto e del già visto.
“ENTRARE FUORI, USCIRE DENTRO”
“Nell’arte, dire bugie è una necessità, con una sola limitazione: quel che si inventa ha un senso più profondo della semplice realtà. Inventando cose mai accadute, la nostra anima si avvicina all’essenza di tutto con una forza maggiore di quando semplicemente accerta l’esistenza delle cose. Perché non è molto importante che qualcosa esista o non esista. Ciò che vale è la potenza dell’anima grazie alla quale inventiamo qualcosa, non la sua impassibilità, con cui ci accontentiamo della casuale esteriorità delle cose”. [Jiří Karásek ze Lvovic tradotto da Ruzena Halova)
Le esperienze della libertà assoluta, della produzione di idee originali, della potenza dell’anima grazie alla quale inventiamo qualcosa, della sperimentazione, creano sempre conflitto e spiazzamento. Sono faticose. Costruiscono quella azione di “sguardo attraverso” che implica una visione della realtà non appiattita, non formattata, ma indipendente e meravigliosa, laddove la meraviglia si avvicina al miracolo di ciò che possiamo e di ciò che ci sembra impossibile e che invece è nelle nostre corde.
Aver lavorato sulle mappe leggendarie, scavando in una profondità impensabile con una grammatica della fantasia a ispirarci è stato emozionante, imprevedibile e significativo. Così come rilanciare attraverso l’invisibile, che anima ciò che immaginiamo e che ci rende unici e creativi, la realtà che abbiamo davanti ai nostri occhi e che talvolta ci sfugge, non si rivela, non ci appare.
In questi ultimi due anni abbiamo visto l’inimmaginabile realizzarsi attraverso i nostri occhi e le nostre mani. Lo scopo dell’università è quello di dare ai suoi studenti degli strumenti per “entrare fuori”, per diventare cittadini preparati e culturalmente adatti a non obbedire acriticamente come schiavi, a pensare autonomamente e a esprimere idee e pareri, a credere nelle proprie capacità, a considerare quelle dell’altro, ad ascoltare ipotesi diverse, a saper guardare oltre lo schermo, a saper costruire un universo sconosciuto partendo da un foglio di carta bianco e una matita.
Il compito dell’università non è quello di costruire replicanti, ma di garantire la libertà a chi alla fine “entra fuori”. A chi esce dalle aule ed entra nella realtà del lavoro, dell’associazionismo, della produzione, della creatività. Nella vita.
Per far questo occorre “uscire dentro”. E questo è il senso. Aiutiamo i nostri studenti a uscire dalle chiusure del tempo, a farlo dentro le nostre aule, dentro i progetti che visti dall’interno sono poesiae speranza, seme di futuro e di democrazia.
Per questo ENTRARE FUORI, USCIRE DENTRO.
Anche per il luogo non casuale in cui si svolgono le lezioni, per gli spazi, per i giardini, per i corridoi, per le cicatrici della storia che accolgono chi esce dentro questo mondo.
Uscire dentro gli spazi e i tempi dell’ex ospedale psichiatrico San Niccolò.
Docenti, studenti, ospiti, esperti, artisti, scrittori e amici.
Accendere lo sguardo, costruire una mappa di emozioni, storie, visioni, conversazioni. Unamappa visiva. Una mappa parlante.
Entrare fuori dalle cose di ogni giorno. Proiettarsi nel luogo più distante, ascoltando il suono dei propri passi.
Dentro e fuori la geografia del luogo, attraverso spazio e tempo che ne compongono la stratificazione culturale, la forma, il futuro. Distillare storie dagli indizi. Apprendere da tutto.
Apprendere dalle pietre e dagli alberi, dalle porte chiuse e dalle voci che contengono. Da quello che è stato e da ciò che sarà.
Azioni precise. Non c’è da cercare la strada, ma soltanto agire individuando traiettorie, lasciandosicatturare dalla ricerca, soggettivamente e in gruppo, dal fare del pensiero un’azione.
QUINDI
10 gruppi di lavoro.
Scovare 10 storie all’interno dell’Archivio dell’Ex Ospedale Psichiatrico che attraversino tempi e luoghi. Una per gruppo.
Ogni gruppo troverà un personaggio legato alla storia da intervistare: 10 interviste approfondite.
Non solo lavoro di gruppo. Azioni singole. Visioni soggettive. 7 parole per segnare il graffito poetico della provenienza di ognuno.
Racconto fotografico costante e autonomo della storia, dell’intervista delle visioni soggettive e diquelle corali.
Declinando ogni azione in:
Podcast, reel, social, scrittura.
CON LO SCOPO DI REALIZZARE...
...un affresco dove appaiono le visioni, le voci, le immagini, le storie, le interviste, i protagonisti, gli studenti, le origini dei passi di ognuno, gli stati d’animo, i passaggi.
Una mappa magnifica del luogo che ci ospita.
Fatta con le parole, con le immagini, con le traiettorie e con le voci, i podcast.
Una inchiesta multimediale profonda e innovativa che contiene tutto.
PER ARRIVARE ALL’INVENZIONE.
Ciò che si inventa è più profondo della realtà.
Ogni gruppo utilizzerà tutto il materiale, reale, a disposizione per creare un racconto fantastico, una biografia di fantasia che ci faccia vedere la storia, i luoghi, le persone, in un modo diverso. Con più profondità e maggiore libertà. Affrettandosi lentamente, con la dolcezza e disciplina.
FESTINA LENTE (L’Ancora e il Delfino)
Le esperienze da cui partiremo rappresentano l’Ancora. Storie vere, documentate, conservate nell’archivio storico dell’ex Ospedale Psichiatrico. I luoghi veri.
E poi il Delfino il guizzo della creatività, del fare del pensiero un’azione sovversiva perché innovativa, piena di invenzione.
La potenza dell’invenzione contro l’impassibilità di chi si accontenta delle cose reali, esteriori, che già ci sono.
E la potenza dell’invenzione discende dalla cura, dall’attenzione, dallo studio, quindi dalla profondità delle conoscenze che mai devono perdere di vista la disciplina della ricerca e l’umiltà di mettere sempre in dubbio i risultati, anche i migliori.
Solo in questo modo quel che si inventa ha un senso più profondo della semplice realtà.
Concluderemo con la stampa di una rivista che conterrà i dieci racconti correlati da immagini, disegni, fotografie.
Un progetto del quale si parlerà. Secondo il principio del villaggio e del mondo. Se vuoi parlare al mondo, racconta il tuo villaggio. Se vuoi fare un lavoro universale, poggialo sul particolare.


Commenti
Posta un commento