Lo strano paradosso dell'equazione della creatività


                                                                                                                                                                                                                      Photo by Francesca Marchi



Settima lezione.

Due ospiti speciali ci accolgono in aula, uno proveniente dalla Spagna e uno dall'Australia:  Josè Antonio Muñez 

Io non sono creativo.
Io sono un genio.
Due falsi miti entrambi da sfatare.

 Ognuno di noi è creatività.
Non c’è niente di più creativo che imparare una lingua, costruire parole, alzarsi e iniziare a camminare. La creatività fa parte del nostro DNA, è solo questione di trovare ciò che ci piace e ciò in cui siamo bravi: il nostro elemento.
Sbagliare fa parte del gioco, senza errori non c’è processo creativo. Quindi sbagliamo.

Genio dal latino “genius”, mettere al mondo, dare alla luce, lo spirito creativo che genera l’individuo.  Però non esistono geni.
Tutto ciò che appartiene alla nostra mente, appartiene anche agli altri esseri umani.
Un mero collegamento fra neuroni, un semplice collegamento con il passato.

 C = (C + D) x U

 Curiosità e disciplina con una buona dose di umiltà sono la chiave per aprire le porte della creatività e da essa nascono storie.
Ma perché raccontarle? Non possiamo esimerci dal farlo perché noi tutti siamo storie.
Raccontare ci trasporta nello spazio e nel tempo.
Conosciamo persone, visitiamo luoghi, viviamo sentimenti attraverso semplici parole lette e sentite.

 
Bastano solo tre oggetti e tanta creatività per far nascere una storia come sono bastate quattro mele per tracciare la storia della conoscenza dell’umanità.
La domanda sorge quindi spontanea: quale sarà la prossima mela?

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